Preparare una certificazione professionale richiede più della semplice lettura di un manuale. Io ho trovato ITIL 5 Master Exam Prep interessante proprio perché prova a trasformare lo studio in un percorso più pratico, rivolto a chi vuole affrontare esami legati a ITIL 5 Foundation e Advanced, ma anche a ITIL 4, PMP e AWS. È un’app di istruzione sviluppata da Bilby Tech, disponibile gratuitamente e adatta a un pubblico PEGI 3.
La sua utilità si capisce soprattutto in una situazione concreta: hai poco tempo, magari una pausa tra due riunioni o un tragitto quotidiano, e vuoi ripassare senza portarti dietro tutto il materiale di un corso. In questo scenario l’app può diventare un punto di partenza comodo. Non la considero però una sostituta automatica di una formazione completa, soprattutto se parti da zero o se cerchi spiegazioni approfondite e accompagnamento umano.
Dal bisogno di ripassare a un percorso di studio più ordinato
Il primo vantaggio è la direzione abbastanza chiara. Invece di aprire una generica app per quiz e cercare manualmente argomenti di gestione dei servizi, l’utente entra in uno strumento pensato per certificazioni precise. Questo riduce il tempo perso nella scelta del materiale e aiuta a trasformare un obiettivo vago, come “devo preparare ITIL”, in sessioni più mirate.
Io inizierei identificando l’esame realmente vicino. ITIL 5 Foundation e Advanced non richiedono lo stesso tipo di preparazione, mentre PMP e AWS appartengono a percorsi con terminologia e priorità differenti. Il rischio, usando più aree senza un piano, è saltare continuamente da un argomento all’altro e confondere concetti simili. Per questo vedo l’app come uno strumento da inserire dentro una strategia, non come l’intera strategia.
La versione attuale è la 1.36 e l’app funziona su dispositivi con Android 7.0 o versioni successive. Sono requisiti accessibili per molti telefoni ancora in uso, ma prima di organizzare tutto lo studio conviene controllare che il proprio dispositivo sia compatibile. L’app ha superato le diecimila installazioni, un segnale di presenza già concreta, anche se non lo interpreto automaticamente come prova della qualità dei contenuti per ogni tipo di candidato.
Il modello di accesso è gratuito, mentre possono comparire acquisti nell’app da 0,69 € fino a 114,99 € quando la fatturazione avviene tramite Play. Questo dettaglio cambia il modo in cui valuterei il servizio: la prova iniziale non richiede necessariamente un investimento, ma prima di acquistare qualsiasi elemento controllerei con attenzione che cosa sblocca e se corrisponde al mio esame. Per un ripasso occasionale può bastare l’accesso gratuito; per una preparazione strutturata, il costo va confrontato con manuali, corsi e simulatori alternativi.
Come imposterei la prima sessione
Non aprirei l’app la sera prima dell’esame aspettandomi un risultato miracoloso. La userei invece per una diagnosi iniziale. Dopo aver scelto l’area di certificazione, farei una breve sessione senza consultare appunti, prendendo nota non solo degli errori, ma anche delle risposte date con poca sicurezza. Questa distinzione è importante: una risposta corretta ottenuta per intuizione può indicare una lacuna tanto quanto una risposta sbagliata.
Il secondo passaggio sarebbe raggruppare gli errori per tema. Se sbaglio domande sulla gestione del valore, sui ruoli o sui processi di miglioramento, non avrebbe senso ripetere quiz casuali all’infinito. Userei il risultato per tornare alla fonte teorica appropriata e poi rientrare nell’app per verificare se il concetto è stato davvero assimilato. Il valore maggiore nasce dal ciclo errore, spiegazione, nuovo tentativo, non dal semplice accumulo di risposte esatte.
Questo è anche un modo per evitare una trappola comune delle app di preparazione: memorizzare la forma della domanda invece di capire il ragionamento. Se riconosco una frase già vista ma non so applicare il principio a un caso diverso, la mia preparazione è fragile. Per questo alternerei sessioni brevi di verifica con momenti separati di studio teorico.
Un flusso quotidiano realistico, senza trasformare ogni pausa in un corso
In una giornata lavorativa, immaginerei un flusso semplice. Al mattino sceglierei un singolo obiettivo, per esempio ripassare un’area precisa. Durante una pausa farei una sessione breve, evitando di aprire contemporaneamente altri percorsi come PMP o AWS. La sera rivedrei soltanto gli errori annotati, senza ripetere tutto dall’inizio.
Questa divisione ha un vantaggio pratico: separa il momento della misurazione da quello della comprensione. L’app serve bene per mettere alla prova il ricordo e individuare i punti deboli; il manuale o il corso servono meglio per costruire il quadro completo. Se tratto ogni domanda come una lezione autosufficiente, potrei perdere collegamenti importanti tra principi, pratiche e situazioni operative.
Un consiglio meno ovvio è usare le domande come materiale per spiegarsi ad alta voce il motivo della scelta. Dopo ogni risposta, proverei a formulare una frase del tipo: “questa opzione è migliore perché…”. Se non riesco a completarla senza ripetere parole generiche, non considererei chiuso l’argomento. È un metodo utile soprattutto per chi lavora già nell’IT e tende a rispondere in base all’esperienza personale, che non sempre coincide con il modello richiesto dall’esame.
Il passaggio tra app, manuali e lavoro reale
La preparazione non si svolge in un unico ambiente. Il primo passaggio può avvenire nell’app, ma il contenuto deve poi essere trasferito in una fonte più ampia e, idealmente, collegato a situazioni reali. Qui entra il tema degli handoff: l’app segnala una difficoltà, io devo portare quella difficoltà nel manuale o nelle note, chiarirla e infine riportare la conoscenza nell’esercizio successivo.
Per esempio, se una domanda mi fa confondere un’attività di miglioramento con una semplice correzione operativa, non mi limiterei a memorizzare la risposta. Cercherei un esempio nel mio lavoro: un incidente risolto rapidamente non è necessariamente un miglioramento strutturale, mentre l’analisi della causa e la modifica del modo di lavorare possono avere un impatto diverso. Questo collegamento rende il ripasso meno astratto e aiuta a riconoscere la logica dietro scenari formulati in modo nuovo.
Per chi prepara AWS vale una cautela simile. L’esperienza pratica con servizi cloud può aiutare a comprendere certi esempi, ma non garantisce di conoscere il linguaggio specifico dell’esame. Per PMP, invece, l’esperienza nella gestione di progetti può portare a scegliere la risposta che sembra più naturale nella propria azienda, anche quando la certificazione segue un approccio formalizzato. L’app può aiutare a intercettare queste differenze, ma la correzione richiede studio consapevole.
Io terrei un registro esterno molto semplice, con tre colonne: argomento, motivo dell’errore e azione successiva. Non è una funzione che attribuisco all’app; è un metodo personale che evita di affidarsi solo alla memoria della sessione. Dopo qualche giorno, il registro mostra se continuo a sbagliare per distrazione, per terminologia o per una vera incomprensione. Sono problemi diversi e vanno affrontati diversamente.
Che cosa succede quando il risultato sembra buono
Un punteggio positivo in una sessione è incoraggiante, ma non lo userei come unica prova di preparazione. Prima dell’esame cercherei stabilità: risultati soddisfacenti in giorni diversi, su domande non familiari e dopo una pausa sufficiente. Se ripeto immediatamente lo stesso materiale, rischio di misurare la memoria a breve termine.
Un risultato utile è quindi una mappa, non un certificato anticipato. Mi deve dire quali aree posso solo mantenere e quali richiedono ancora lavoro. In questo senso l’app è più efficace quando la consulto con una domanda precisa: “quale concetto non so ancora applicare?” Non quando la apro soltanto per accumulare sessioni completate.
Per una persona che lavora a tempo pieno, questo approccio può essere particolarmente pratico. Le sessioni brevi riducono la barriera d’ingresso e permettono di sfruttare momenti frammentati. Tuttavia, la frammentazione può diventare un limite se non viene compensata da blocchi di studio più lunghi. Alcuni argomenti richiedono concentrazione continua e una visione d’insieme che un quiz rapido non può offrire.
Se dovessi consigliare un momento per decidere se proseguire con l’app, sceglierei dopo alcuni giorni di utilizzo regolare. A quel punto si capisce se il formato si adatta al proprio modo di imparare, se le spiegazioni sono sufficienti per i propri dubbi e se l’eventuale contenuto a pagamento ha un valore concreto. Non pagherei soltanto per avere più domande: cercherei un miglioramento reale nella qualità del ripasso e nella copertura dell’esame.
Dove il flusso si interrompe
La prima frizione possibile è la distanza tra esercitazione e comprensione profonda. Un’app orientata alla preparazione d’esame può essere molto utile per allenare il riconoscimento di concetti, ma non sostituisce necessariamente un docente, un laboratorio o il confronto con altri professionisti. Chi non conosce ancora la terminologia di ITIL potrebbe sentirsi disorientato se affronta direttamente le domande senza una base teorica.
La seconda riguarda la scelta tra più certificazioni. Avere nello stesso ambiente ITIL 5, ITIL 4, PMP e AWS è comodo, ma può anche incoraggiare un percorso dispersivo. Io eviterei di studiare due certificazioni contemporaneamente, salvo avere un motivo professionale preciso e tempo sufficiente. La comodità di cambiare argomento con un tocco non deve diventare una scusa per rimandare quello più importante.
La terza frizione è economica e organizzativa. L’app è gratuita, ma gli acquisti indicati possono arrivare a una cifra significativa quando la fatturazione passa da Play. Prima di procedere, controllerei il riepilogo dell’acquisto e valuterei se il materiale disponibile risponde al mio obiettivo. Per chi preferisce pagare una volta sola e avere un manuale completo, un libro o un corso tradizionale potrebbe risultare più prevedibile.
Non la sceglierei nemmeno come unica risorsa se ho bisogno di simulazioni ufficiali, spiegazioni molto dettagliate o supporto personalizzato. In quel caso un percorso formativo strutturato sarebbe probabilmente più adatto. Al contrario, per chi possiede già una base, vuole ripassare in mobilità e ha bisogno di individuare rapidamente le lacune, il formato può essere più efficiente di un testo consultato in modo casuale.
Per chi ha davvero senso usarla
La consiglierei a chi sta preparando una certificazione e vuole inserire controlli frequenti nella propria routine. È adatta anche a professionisti che conoscono già il contesto IT e desiderano verificare la terminologia d’esame senza aprire ogni volta un corso completo. Il fatto che sia classificata come app di istruzione e che abbia un’età consigliata PEGI 3 la rende accessibile sotto il profilo formale, anche se il contenuto resta chiaramente orientato a obiettivi professionali.
Sarei più prudente con chi cerca un corso introduttivo passo dopo passo. Se non sai ancora quale certificazione scegliere, prima chiarirei il traguardo e il livello richiesto. L’app può aiutare a esplorare le aree disponibili, ma non dovrebbe sostituire la decisione ragionata sul percorso professionale.
Nel complesso, la mia impressione è positiva ma concreta: Bilby Tech ha realizzato uno strumento utile soprattutto nella fase di verifica e consolidamento. Il suo punto forte non è promettere di fare tutto al posto dello studente, bensì rendere più facile passare da una domanda sbagliata a un piano di ripasso. Il risultato dipende da come gestisco quel passaggio.
ITIL 5 Master Exam Prep merita quindi una prova se vuoi studiare con sessioni agili e hai già, o intendi procurarti, una base teorica affidabile. Io la userei come compagno quotidiano: diagnosi, ripasso mirato, controllo degli errori e verifica finale. La eviterei come unica fonte per una preparazione da zero o per chi preferisce un corso guidato. In questa posizione, però, può diventare un supporto pratico per trasformare il tempo disperso in un percorso di studio più consapevole.











